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Concorso di Hamamatsu

18 settembre 2017

Il concorso di Hamamatsu ha segnato un punto di non-ritorno nella mia vita e carriera professionale. Molte sono le cose cambiate dopo questo importante evento, i concerti sono esponenzialmente aumentati, sono arrivati i primi contatti con agenzie, concerti con grandi orchestre, e anche quel pizzico di riconoscimento in più da parte dei colleghi, che, diciamocela tutta, non guasta mai. In questo breve post andrò a rivivere i momenti salienti della competizione. Dopo un lungo viaggio (era la prima volta che andavo in estremo Oriente) ero arrivato comprensibilmente stremato; la città, là considerata medio-piccola, ha invece le dimensioni di una Milano, e all’inizio orientarmi non era facile. Il tutto era reso ancor più difficile dal semplice fatto che il concetto di architettura in Giappone è parecchio diverso che in Italia, e spesso gli edifici si somigliano molto. Il cibo invece mi fece un’ottima impressione sin dal primo momento; mi adattavo a qualunque pietanza, e anche le più strane risvegliavano in me un senso di estrema curiosità... ma qui chiacchiero troppo, andiamo al sodo. La prima giornata veramente importante fu quella della scelta del pianoforte; di fronte a me la scelta fra Yamaha, Steinway, Kawai. Dopo un brevissimo tempo lasciato per la prova (10 minuti!) scelsi lo Shigeru Kawai, che più di tutti mi aveva convinto; il suo suono dolce e l’estrema libertà che lasciava in termini di manipolazione sonora mi accattivarono fin da subito; fu una scelta azzeccata! Ecco che arriva il giorno del primo round, avevo studiato bene e recuperato senza grosse fatiche dal jet lag, e mi apprestavo ad eseguire una sonata di Haydn (Do maggiore, la n.48) e la Ciaccona di Bach-Busoni. Come dirà in seguito Sergey Babayan, fu un’esecuzione ricca di pathos e narrazione. A Hamamatsu c’è l’usanza di vendere singoli CD dei candidati già dopo ogni prova, e, nella marea dei 72 pianisti partecipanti, il mio disco fu il più venduto dopo la prima settimana.

Non ci fu molto tempo per i festeggiamenti; il secondo round sarebbe stato di lì a pochi giorni, e c’era l’intoppo del brano contemporaneo da suonare a memoria… ebbene sì, pagine e pagine di musica infelice da dover eseguire senza l’uso dello spartito avevano messo in crisi una folta schiera di partecipanti, ma gli intrepidi (tra cui me) affrontarono la grande sfida senza timore. Alcuni scelsero di eseguirlo all’inizio della prova, per togliersi subito il pensiero di torno, altri lo lasciarono come “gran finale”, forse perché l’avevano imparato meglio…

Io lo suonai immediatamente, e poi qualcosa di unico e irripetibile avvenne nel mio cervello; forse per l’incredibile sforzo mnemonico ed intellettivo che avevo appena portato a termine, forse per l’emozione o chissà che cosa, appena finito il brano mi sentii come sollevato di un macigno enorme, l’anima iniziò a librarsi in cielo e non vedevo l’ora di affrontare il resto della prova. Fu una goduria!!

E così passai alla prova successiva, che prevedeva anche l’esecuzione del Quartetto in mi bemolle maggiore K493 di Mozart. Il tempo per le prove con gli altri musicisti era veramente esiguo, ma ciononostante la prova fu buona. Poi seguii con una Sonata di Beethoven (op.10 n.3)

5 brevi pezzi di Schumann dall’opera 99 e infine Petrushka di Stravinskij

Ero in finale!!

Non dimenticherò mai il “formidable” che Martha Argerich (che sedeva in giuria), mi rivolse non appena i risultati della semifinale furono annunciati; ero al settimo cielo.

Come sempre il tempo fra una prova e l’altra era pochissimo; in finale suonavo il 3 Concerto di Prokofiev, musica che amo e che adoro suonare. Lì, la combinazione di piacere fisico, intellettuale ed emotivo raggiunge il massimo grado, non vedevo l’ora di suonare.

Durante il concorso ovviamente avevo stretto amicizia con moltissime persone; il clima era stranamente non solo competitivo; c’era sincero rispetto e ammirazione reciproca.

Dopo l’esecuzione una decina di amici mi stavano aspettando all’ingresso del foyer e ci abbracciammo tutti quanti in una manifestazione di affetto collettiva difficile da dimenticare. Forse il momento più bello dell’intero concorso.

Dopo le Finali, ore di grande attesa per i risultati.

Avevo Vinto! Non solo il Primo Premio, ma anche quello del Pubblico.

Un riconoscimento importante, che mi apriva numerose porte, con molte possibilità di esibirmi in tutto il mondo.

Mesi, anzi, cosa dico, anni di fatiche erano stati ricompensati, in questo brevissimo, fugace momento. Che cosa buffa la vita, uno si arroventa così tanto per acchiappare un sogno, e questo poi non dura nemmeno una notte intera; durante la sera infatti iniziai già a pensare alle responsabilità derivanti dal premio, ai concerti e così via… una nuova vita si apprestava ad iniziare.

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