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CD Recording – il viaggio

18 settembre 2017

Nella prima settimana di marzo ho avuto l’occasione di incidere il mio primo disco; in un grande magazzino ormai inutilizzato stavano due pianoforti KAWAI a mia disposizione, e due ingegneri del suono, pronti ad esaudire ogni mio desiderio (o quasi). Il disco prevedeva opere di Schumann e Liszt, e porterà (esce infatti fra pochi giorni a settembre ’17) il titolo “Fantasie Letterarie”; un titolo abbastanza impegnativo, che si prefigge il compito di ricongiungere sotto la stessa veste letteratura e musica. Il Compact Disc si aprirà così con i Tre Sonetti del Petrarca, nella resa in musica da parte di Franz Liszt, rispettivamente i numeri 47,104 e 123. (la numerazione è diversa da quella finale utilizzata nel Canzoniere, quindi non stupitevi se non troverete un riscontro con questi numeri!) Sonetto 47: Benedetto sia'l giorno e'l mese e l'anno e la stagione e'l tempo e l'ora e'l punto e'l bel paese e'l loco ov'io fui giunto da'duo begli occhi che legato m'ànno; E benedetto il primo dolce affanno ch'ì ebbi ad esser con Amor congiunto, e l'arco e le saette ond'ì fui punto, e le piaghe che'nfin al cor mi vanno. Benedette le voci tante ch'io chiamando il nome de mia donna ò sparte, e i sospiri e le lagrime e'l desio; e benedette sian tutte le carte ov'io fama l'acquisto, e'l pensier mio, ch'è sol di lei; si ch'altra non v'à parte.   Ecco il 104 Pace non trovo e non ho da far guerra e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio; e volo sopra 'l cielo, e giaccio in terra; e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio. Tal m'ha in pregion, che non m'apre nè sera, nè per suo mi riten nè scioglie il laccio; e non m'ancide Amore, e non mi sferra, nè mi vuol vivo, nè mi trae d'impaccio. Veggio senz'occhi, e non ho lingua, e grido; e bramo di perire, e chieggio aita; e ho in odio me stesso, e amo altrui. Pascomi di dolor, piangendo rido; egualmente mi spiace morte e vita: in questo stato son, donna, per voi.   E infine il numero 123: I' vidi in terra angelici costumi, E celesti bellezze al mondo sole; Tal che di rimembrar mi giova, e dole: Che quant'io miro, par sogni, ombre, e fumi. E vidi lagrimar que' duo bei lumi, Ch'han fatto mille volte invidia al sole; Ed udì' sospirando dir parole Che farian gir i monti, e stare i fiumi. Amor! senno! valor, pietate, e doglia Facean piangendo un più dolce concento D'ogni altro, che nel mondo udir si soglia. Ed era 'l cielo all'armonia s'intento Che non si vedea in ramo mover foglia. Tanta dolcezza avea pien l'aer e 'l vento.

Come si può notare, il tema centrale è come sempre quello dell’Amore di Petrarca per Laura, e in queste poesie vengono in ogni maniera esaltate le caratteristiche quasi divine della sua amata… in particolare mi sembra interessante l’utilizzo massiccio dell’ossimoro nel sonetto 104; questo mi ha aiutato a capire e sentire l’importanza del contrasto all’interno del brano; contrasti dinamici, agogici, diversi usi del rubato, emotivi e così via. È certamente, dei tre, il sonetto più estremo dal punto di vista emozionale.

Un consiglio che vi dò è quello di andare ad ascoltare la versione per voce e pianoforte (ce n’è una bellissima con Pavarotti!) e di notare le differenze tra questi brani e le trascrizioni pianistiche. Il Sonetto “Pace non trovo” è certamente quello più diverso nelle due versioni.

Quello che invece io prediligo è l’ultimo; l’atmosfera rarefatta dell’inizio e l’ambiguità armonica sono rese ancora più intensamente dalla bellissima indicazione di Liszt, che così raramente si trova negli spartiti: “Lento placido”, scrive il compositore ungherese, e questo aggettivo “placido” deve proprio essere espresso in una impalpabile tranquillità dei modi, che rifletta un profondo stato di quiete d’animo.

Naturalmente la quiete non dura in eterno, così come in Petrarca…

Il disco continua con i Kreisleriana di Schumann, una raccolta di otto fantasie ispirate a temi dello scrittore E.T.A. Hoffmann e poi la Sonata quasi una Fantasia “Dante”, nuovamente di Liszt, che prosegue i suoi Anni di pellegrinaggio italiani.

I Kreisleriana sono un brano molto particolare, forse la raccolta schumanniana in assoluto a me più cara, e spesso mi sono domandato il perché. Certamente si percepisce nel brano una grande “influenza” (forse a posteriori..) dello scrittore tedesco, e della follia che caratterizzava il musicista Kreisler. Ma io personalmente sono più attratto dalla versione secondo cui il brano sia una testimonianza dell’amore di Robert per Clara, un amore pazzo, totale, incondizionato e idealistico, così come lo è la sua musica.

«Ho notato che la mia immaginazione non è mai così viva come quando è ansiosamente diretta verso di te. È stato così che nei giorni scorsi, aspettando la tua lettera, ho composto abbastanza da riempire dei volumi. Sono cose stupefacenti, folli, qualche volta solenni»

«Ho passato tre meravigliose giornate di primavera aspettando la tua lettera. Poi ho composto i Kreisleriana in quattro giorni; dei mondi totalmente nuovi s’aprono davanti a me […]»

Dopo oltre un anno passato a studiare il brano, e quasi metà della mia vita ad ascoltarlo e cercare di trovare la chiave giusta per capirlo (che poi, capire un brano che significa…? altro post per questo), sono giunto alla conclusione che è proprio la frase qui sopra riportata a  poter venire in aiuto; com’è possibile scrivere musica simile in soli quattro giorni? quali sono le condizioni emotive e mentali necessarie per riuscire in tale impresa? Di certo non c’è solo follia, il brano è chiaramente scritto in maniera intelligente, la struttura è il più delle volte molto chiara, e la sapienza compositiva è un dato di fatto; ma mai come qui, per me, c’è quella sensazione che “qui c’è stato il Maestro Raro”, che in vari punti della partitura c’è come l’intervento dell’ispirazione pura, che quell’armonia in quel punto non potrebbe avere senso eppure funziona, funziona benissimo, le dissonanze quasi non si percepiscono, e anche se e quando succede è quantomeno bellissimo.

Tutto ciò non può essere solo opera di una mente calcolatrice, architettonica, perfezionistica. C’è una tale percezione dello “slancio”, dell’Aufschwung idealistico, che ci si deve assolutamente rendere conto, come interpreti e come ascoltatori, di quanto importante sia il contatto, la relazione con l’Assoluto, con l’impronunciabile, e il mistico.

Questa musica è principalmente poesia.

Un esempio su tutti, certamente tutto il materiale del quarto numero. Oltre al fatto che è naturalmente musica stupenda e ciance varie, mi concentrerei su una cosa soltanto, giusto per provare a penetrare il mondo e l’immaginazione di quest’uomo:

perché iniziare con quella pausa? si potrebbe rispondere in maniera semplicissima, ovvero che la frase porta a un certo punto da qualche parte in cui lui vuole trovare il battere, e quindi tornando a ritroso manca un battito e ci si mette una pausa; No, questa non è affatto una spiegazione sufficiente, o quantomeno non è l’unica; io credo che in quella pausa ci sia tutto il respiro necessario all’esecuzione della prima parte, immaginate, il respiro è letteralmente scritto. Quella è la pausa necessaria per far risuonare poi l’accordo di dominante, da cui segue la melodia, da cui segue il mi bemolle che si ripete in ogni accordo nella voce di contralto, la sinistra che imita il tema al basso, tutto ciò è reso possibile GRAZIE a quella pausa iniziale, in cui l’immaginazione sonora deve essere pressoché infinita; qui il musicista, l’interprete ha a disposizione un’intera pausa, lunghissima, in cui può immaginare tutta la paletta di colori, il fraseggio, l’agogica che andrà ad utilizzare nella frase e nelle frasi successive, in cui poi non c’è più spazio per riposare, fino alla lunga pausa (con corone, e due, separate!) successiva. In altre parole la pausa ha sì un valore metrico, infatti la nota più alta,  il re, si trova esattamente a metà battuta (come una montagna da percorrere, dopo la vetta si scende giù), ma ha soprattutto un significato immaginifico, poetico e interiore di elemento formale che si innalza a supremo mezzo espressivo.

La follia, se volete, si riconferma anche nel fatto che, dopo tutti questi rimandi e lusinghe nei confronti di Clara,  I Kreisleriana sono in definitiva stati dedicati da Schumann «al suo amico F. Chopin»

Al termine del disco, un piccolo omaggio schumanniano, il secondo, dai Pezzi fantastici op.111.

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